Make America Fake Again

Il 4 dicembre 2016, il ventottenne Edgar Maddison Welch parte da Salisbury, North Colorado, e arriva a Washington D. C., dove raggiunge la pizzeria Comet Ping Pong, scende dalla macchina ed estrae un fucile d’assalto AR-15 e una calibro 38.
Entra nel locale e comincia, armi in pugno, una lunga perquisizione, durante la quale gli parte almeno un colpo, secondo altre fonti tre, che miracolosamente non colpiscono nessuno. Si arrende soltanto dopo quarantacinque minuti, consegnandosi alla polizia senza fare resistenza perché, come dichiarerà, non ha trovato nulla di quello che cercava.
Già, cosa stava cercando Welch in quella pizzeria? Cosa l’ha spinto a percorrere quasi seicento chilometri per arrivare fin lì con un fucile d’assalto?
Mi sarebbe piaciuto vedere la faccia dei poliziotti che gli hanno fatto la domanda, quando si sono sentiti rispondere: “ho letto su internet che qui erano prigionieri dei bambini, tenuti come schiavi sessuali per le orge di Hillary Clinton e della sua cricca”.

La storia del Pizzagate, una delle principali teorie del complotto diffuse da QAnon, è lunga, complicata e davvero incredibile. Gli eventi di questi ultimi giorni ci dimostrano che sarebbe un errore ridurre queste storie sempre e solo a una roba di cui sghignazzare.
È vero, fa un po’ ridere pensare che secondo alcune persone sia del tutto plausibile che Hillary Clinton, Barack Obama e un sacco di politici, attori e cantanti usino il sangue dei bambini torturati per mantenersi giovani, e soprattutto che organizzino i loro rituali in una pizzeria. Fa un po’ meno ridere pensare che queste teorie possano spingere una persona ad armarsi e cercare di fare giustizia da sola.
Sorprende, in effetti, che le teorie del complotto vedano molto sostegno social e tutto sommato poche azioni concrete (per fortuna): se credessimo davvero che in un luogo preciso alcune persone orribili torturano i bambini, non cercheremmo di fare qualcosa? Non ci precipiteremmo lì? E allora come mai soltanto Edgar Welch, tra i milioni di persone che insultano ogni giorno – ancora oggi – il proprietario del Comet, ha sentito il bisogno di prendere il fucile d’assalto? Può davvero essere soltanto il desiderio di non finire in galera a fermare queste persone?
Una cosa che alcuni commentatori hanno notato, guardando le immagini del 6 gennaio 2021, è stata l’ossessivo utilizzo dei cellulari da parte degli assalitori del Campidoglio: si sono mossi senza un apparente piano preciso, passando il tempo a fare selfie e video e poi, quando Trump ha detto loro di tornare a casa, hanno eseguito senza troppe proteste. Persino quando Ashli Babbitt viene colpita a morte da un proiettile è possibile vedere, nel video drammatico di quei momenti, un nugolo di persone che continua a riprendere la scena senza capire bene, spesso fuori fuoco, e pochissimi che le prestano soccorso. Come se ormai l’essere eterni spettatori e commentatori social avesse soppiantato per sempre, in moltissime persone, il senso della realtà.
Un senso della realtà che si fa sempre più confuso: il tizio con le corna in testa è un sostenitore di Trump, anzi no, è un attore, peggio, è un antifa pagato per screditare i patrioti, che ormai sono i patrioti di Schroedinger.

E chissà cosa avrà pensato Edgar Welch, anche lui, che voleva salvare dei bambini innocenti e si è preso quattro anni di galera, scoprendo che, secondo alcune persone che si informano tramite i suoi stessi canali, anche lui sicuramente fa parte del complotto, e anzi è stato pagato per andare lì e coprire tutta la storia di ridicolo. Lo stesso Edgar Welch che, vale la pena sottolinearlo, pur avendo ammesso di aver sbagliato luogo e modi è tuttora convinto che i democratici e le élite mondialiste bevano davvero il sangue dei bambini e li tengano prigionieri in certi sotterranei.

Come si esce da questo caos? Come si fa a sbrogliare vicende che fanno leva sulle paure più ataviche, e che non a caso sono sempre state presenti fin dalla notte dei tempi? Come si fa a stabilire un punto fermo, senza dovere ogni volta fare un excursus sulle storie false che giravano già sui primi cristiani e poi sugli ebrei, accusati di uccidere i bambini con le stesse modalità?
Probabilmente il modo peggiore per smentire queste storie è quello dell’attuale battaglione di debunkers, che ridicolizzano chi si lascia irretire dalle teorie del complotto e spesso presentano la versione speculare e opposta. Tu mi dici che Bill Gates è un assassino spietato? E io ti racconto la storia del Bill Gates filantropo e puro come un agnellino. Nessuna sfumatura, nessuno spazio ai dubbi, tutto bianco o nero, solo tifoserie in lotta nelle arene social.

Di tanto in tanto, alcuni siti da cui partono frotte di notizie non controllate vengono chiusi, ma questo più che risolvere il problema pare esacerbarlo, dato che sono casi che forniscono un terreno fertile per parlare di censura della verità.
Che cosa ne faremo di tutti questi articoli, dei video virali su Youtube, delle immagini di mail ritenute prove schiaccianti di qualche crimine? Come faranno gli storici del futuro a distinguere i fatti reali in questa massa informe e indistinta che compone i nostri social e i motori di ricerca, che viene ripresa insensatamente e acriticamente dai giornali e resa notizia sempre e comunque?

A volte, poi, questi eventi sono davvero il sintomo di qualcosa di molto serio: il caso Pizzagate, con l’assalto alla pizzeria Comet, per esempio, è entrato a far parte dell’indagine dell’FBI sulle possibili ingerenze russe nelle elezioni presidenziali americane del 2016.
È qui, una volta di più, che si capisce quanto dannatamente avremmo bisogno di un’etica del giornalismo reale e viva, che si occupi di ricollegare i fili, di ricostruire reti di informazione. Ed è qui, anche, che tocca ricordare quante siano le giornaliste e i giornalisti che ogni anno vengono assassinate, arrestate, costrette al silenzio, in tutto il mondo. Giusto per ricordare che le verità reali, quelle pericolose, vengono protette con cura, forse anche grazie a questo groviglio di notizie palesemente vere, dubbiosamente false, clamorosamente verosimili, incredibilmente assurde.

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