Le parole, i fatti, la rabbia

di Paola Ronco

Parole:
Un politicante, per fare l’esempio di una lotta controproducente, cita le ‘volgari forme di trasgressione durante i Gay Pride’ – peraltro si direbbe Pride da qualche annetto, il che già fa capire il livello, ma pazienza.
Un cantante, dopo aver deciso che un suo collega si veste troppo da femmina e che la cosa non va bene, conclude il ragionato giudizio con un ‘che poi almeno fosse gay’.

Fatti:
Pescara, una coppia di ragazze va al parco. A un certo punto si abbracciano. Il custode comincia a urlare loro addosso che fanno schifo e che la devono smettere subito, perché un uomo e una donna va bene, ma due donne no.
Merano, un ragazzo si ritrova la macchina completamente coperta di insulti omofobi, disegnini da cesso pubblico e i tergicristalli divelti.
Provincia di Roma, una coppia di uomini viene perseguitata da un uomo, che prima bussa alla loro porta e cerca di aggredirli, poi torna con un bastone e si butta contro la porta per entrare, poi li rincontra per strada e li insegue con una pala.

Parole:
Un noto psicanalista fa alcune spericolate dichiarazioni sul fatto che le donne dovrebbero preoccuparsi se nessuno le guarda per strada, e che devono essere femminili e possibilmente giocare con le bambole da piccole. Allo sconcerto della scrittrice e conduttrice radiofonica che lo intervista, alla fine perde le staffe e le urla di stare zitta.

Fatti:
Lignano, un gruppo di ragazzi di famiglie bene decide di andare in discoteca, e prenota due tavoli a nome ‘Centro stupri’. La discoteca mette i cartellini sui tavoli con la dicitura corretta, senza fare una piega.
L’Ispettorato nazionale del lavoro diffonde la sua relazione annuale sulle dimissioni delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri: su 51000 dimissioni, oltre il 73% sono state fatte dalle donne. Motivo? La quasi impossibilità di conciliare vita lavorativa e famiglia. E questo è un conteggio pre-lockdown.
A proposito di lockdown, l’associazione DiRe, che riunisce 80 centri antiviolenza e le case delle donne italiane, rilascia i dati delle richieste di aiuto ricevute tra il 2 marzo e il 3 maggio: sono 5939.

Parole:
Un cantante – non quello di prima, un altro – durante una trasmissione parla della sua donna delle pulizie moldava, dicendo che lui la chiama con un altro nome, perché ehi, dopotutto lui la paga.
Un politicante – non quello di prima, un altro – riferisce con grande scandalo che alcune persone salvate dalla morte in mare e messe subito in quarantena sono risultate positive al covid. ‘E poi se la prendono con la mia mascherina’, ha sbottato sul finale.

Fatti:
Mondragone, si scopre un focolaio di covid in alcuni edifici popolari, abitati soprattutto da braccianti bulgari. Salta fuori che alcuni di loro continuano ad andare a lavorare, violando l’isolamento. Scoppia la tensione tra italiani e stranieri, botte, sedie tirate, esercito. I braccianti prendono due euro l’ora.
Caltanissetta, Siddique Adnan, pachistano, viene assassinato, dopo aver ricevuto molte minacce, per essersi fatto portavoce di alcuni braccianti vittime del caporalato.
Foggia, nella baraccopoli di Borgo Mezzanone perde la vita in un incendio  Mohamed Ben Ali, bracciante. Viveva in una situazione di estrema povertà, non riusciva a farsi regolarizzare. Voleva denunciare il suo datore di lavoro.

Prima che arrivi qualche ultrà del politicamente scorretto, non sto dicendo che chi parla tanto per dare aria alla bocca sia moralmente responsabile dei fatti gravi che ho raccontato.
I cantanti, gli psicanalisti da talk show, i politicanti non creano un clima, lo esasperano. Prendono un sentire comune che opprime questo paese, come un cancro maligno, e lo usano per farsi un nome, una carriera, una fonte di reddito e gettoni di presenza garantiti.
L’omofobia, il maschilismo becero, il razzismo non spariranno mai, nemmeno in un paese più evoluto di questo. Il punto interessante da notare, piuttosto, è che un numero crescente di persone pare aver finalmente deciso che questa roba non va bene, e fa molto più rumore di un tempo nello stigmatizzare certe parole inascoltabili.
È per quello che i vari casi umani che aprono bocca apposta per far parlare di sé, dopo, si mettono a fare le vittime. La dittatura del pensiero unico, si lamentano, i nazisti del politically correct, frignano, in un ribaltamento logico che non smetterà mai di mandarmi ai matti. Siete dei fottuti perbenisti ipocriti, mi pare sempre che dicano, di questo passo non potremo più dire che i froci sono malati, le donne sono tutte zoccole e i negri puzzano.

Loro l’hanno capito, che il teatrino sta traballando, e che i fondali di cartone non riescono più a contenere la grandezza di un mondo che sta crescendo, che sta prendendo coscienza, che sta lottando per essere visto e ascoltato, non più giudicato da una pletora di vecchi tromboni che si credono molto fighi perché una volta hanno fatto autostop in Sudamerica.
C’è un mondo nuovo, che germoglia nonostante l’incredibile sforzo fatto da quello vecchio per conservare il proprio potere. Un mondo nuovo che non sopporta più il mancato riconoscimento di diritti fondamentali come la casa, un lavoro dignitoso, la libertà di amare, la parità di salario e di opportunità.
Un mondo che deve solo trovare il coraggio di unire tutti i suoi pezzi, per prendere questo presente, insieme a tutti i suoi saltimbanchi, e farlo diventare definitivamente passato.

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