di Paola Ronco— Mentre noi ragioniamo su Montanelli, Aboubakar Soumahoro si è incatenato a Villa Pamphili, dove si stanno tenendo gli Stati Generali. Ha cominciato uno sciopero della fame che durerà finché il governo non darà risposte su tre punti: 1. Riformare la filiera agricola con l’adozione di una patente del cibo, per garantire ai consumatori un cibo eticamente sano e per liberare contadini/agricoltori e i braccianti dal giogo dello strapotere dei giganti del cibo che favoriscono il caporalato (digitali e dei colletti bianchi). Qualcuno potrebbe pensare che sto dicendo questo per sottolineare come sia sciocco concentrarsi su un personaggio considerato ‘del passato’, con tutti i problemi che abbiamo ora. E invece no, vorrei fare un altro ragionamento. La cosa più sconvolgente del dibattito in corso, e forse quella che sta passando più inosservata, è scoprire quante persone non sapessero quasi nulla di Montanelli. La prima domanda da porsi, forse, è: ma allora che cosa sapevano tutti di Montanelli? Questo porta a un’altra domanda: chi ha pompato il personaggio Montanelli, creandone un’agiografia fin da quando era ancora vivo? Perché sì, mentre la grancassa diceva quanto fosse bravo Montanelli, altre persone sapevano perfettamente che cosa avesse fatto e quali errori professionali avesse commesso. E lo hanno detto e scritto, anche, per anni. Così come hanno parlato di un paese devastato, di generazioni perdute in lavori demenziali, mortificate e umiliate nel loro desiderio di contribuire alla cultura, di connazionali trattati come clandestini pur se nati qui, di mafie pervasive e clientele infrangibili, di sfruttamento continuo e sfacciato, di alienazione, di vera e propria schiavitù. Ed ecco che torniamo al punto di questi giorni, per ribadire ancora una volta che non è Montanelli il punto su cui stiamo ragionando. Per favore, non caschiamo anche stavolta nella solita trappola di vedere soltanto quello che è inquadrato in primo piano. Il punto è che i media nazionali dedicano fiumi di inchiostro alla ‘furia iconoclasta’ e ai secchi di vernice, e concedono un trafiletto ad Aboubakar Soumahoro e a chiunque stia lottando per ridefinire i rapporti di lavoro, la regolamentazione dell’immigrazione, la sostenibilità della filiera agricola, l’aiuto a chi non ha niente, indipendentemente da dove sia nato. Buttano in campo fior di direttori per raccontare affannati quanto fosse antirazzista Montanelli, e non pensano nemmeno per un secondo che sarebbe interessante sentire anche quello che hanno da dire scrittrici, intellettuali e studiose di origini africane che sono nate qui. Il punto è capire, una volta per tutte e senza retorica, che quello che appare sugli schermi e che si legge sui giornali non è la realtà, ma una manipolazione astuta e spesso criminale, che ridicolizza o criminalizza le lotte per disinnescarle, che nomina capipopolo ed esalta modelli del tutto innocui, funzionali a uno statu quo fatto di ingiustizie abilmente spazzate sotto il tappeto. Il punto è ripensare da zero a questo sistema coloniale dell’informazione, e cercare modi per ribaltarne le storture. |
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Che cosa c’entra Aboubakar con il dibattito su Montanelli?
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