We can’t breathe

di Paola Ronco

Il poliziotto che ha ucciso George Floyd tenendogli un ginocchio sul collo fino a soffocarlo si chiama Derek Chauvin.
Nei suoi diciannove anni di servizio ha ricevuto un numero imprecisato di denunce per uso eccessivo della forza, e in almeno un’occasione ha violato i diritti costituzionali federali di un prigioniero.
Chauvin è stato licenziato. A oggi, non si trova in stato di fermo.
La morte di George Floyd è stata definita a caldo dalla polizia un ‘incidente medico’.
Dal 2013 al 2019, il 99% delle uccisioni compiute negli USA da agenti in servizio non ha avuto alcuna ripercussione penale.

Non desidero vedere ancora una volta la faccia di Chauvin, la sua postura, la sua mano in tasca nel compimento del dovere.
Non desidero sentirmi mancare il respiro ancora una volta mentre George Floyd invoca la sua mamma e perde per sempre il suo respiro.

Vorrei vedere la fine di questa merda, se mai fosse possibile.
Vorrei vedere più persone che si alzano in piedi a dire che no, non ci sarà nessuna pace finché ci sarà qualcuno che viene ammazzato come un cane per il colore della sua pelle, per il suo genere, perché è un tossico, perché tanto non ci saranno conseguenze.

We can’t breathe.

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