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L’odio per Michela Murgia

di Antonio Paolacci

L’odio per Michela Murgia è sempre stato malato. E lo è a maggior ragione nel giorno del suo funerale.
Nel rivendicare il diritto alla critica, molte persone oggi lo rilanciano, quell’odio, più o meno rivendicando una forma di sincera antipatia e il diritto di averla.
Se le accusate di essere ingiuste, queste persone, reagiscono dicendo che “non si può criticarla”, come se l’intero mondo la stesse osannando e mancassero le critiche a lei. Un argomento strano, se si pensa che Murgia è stata forse la scrittrice italiana più insultata del dopoguerra, e da ogni parte, destra, sinistra, centro, passanti occasionali, bar.

Capiamoci. Non sono poche le persone che negli anni le hanno mosso critiche argomentate, critiche con cui per esempio io – per quanto importi – a volte mi sono trovato anche d’accordo. Ma il fatto è che l’odio per lei è sempre stato un’altra cosa, è sempre stato un odio volgare, becero, cattivo.

È un odio spaventato, terrorizzato. È un odio però anche molto preciso, psicologicamente da manuale: quello che colpisce il corpo, l’estetica, un odio sleale, infantile.
Murgia ha rappresentato, sapendo di farlo, un’immagine precisa nella cultura patriarcale: la donna che si ribella, la ‘femmina’ che osa dichiararsi autonoma, libera, che addirittura osa esserlo nei fatti, e che non solo non si piega ma aggredisce, reagisce e attacca. Nella cultura patriarcale è un archetipo: è la strega da mettere al rogo.
Per questo l’odio contro di lei non è un legittimo esercizio di critica, no. È odio malato.

E mi spiace per chi ancora sente il bisogno di mostrarcelo, ma il fatto è che la figura di Michela Murgia smaschera proprio la natura di questo odio, mette a nudo l’inconscio collettivo alimentato dalla paura della donna che osa essere libera ed essere comunque donna.
Mi spiace per chi continua a provarci, ma la verità è che ogni volta che lo rifate, ogni volta che la insultate in questi modi anormali, irrazionali, patriarcali, beh, si vede quanto avesse ragione lei. E non si vede praticamente nient’altro.

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