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Non pulite questo sangue

di Paola Ronco

La verità è che ci vorrebbe un libro intero, e forse anche più di uno, per raccontare tutte le diramazioni, le influenze nefaste, le degenerazioni progressive di questi lunghi anni, e che hanno peraltro radici molto in profondità, da ben prima che potessimo immaginare.

Gli elenchi che tante e tanti di noi stanno pazientemente compilando, nello sforzo titanico di conservare la memoria di quello che davvero è stato Berlusconi per questo paese che vive un perenne tempo reale, incapace di unire i puntini e trovare i nessi, tutti questi elenchi sono utili, certo, ma nemmeno loro riescono a rendere l’idea di quello che ci è accaduto davvero.

L’impressione, per me, è sempre stata quella di una specie di relazione abusiva con un abile manipolatore e bugiardo seriale. Fin da quando ha annunciato la sua discesa in campo – e anche lì, che scelta di termini eloquente -, fin da allora è stato evidente che sarebbe stato impossibile entrare nel merito e parlare davvero di politica. Non sarebbe mai più stato possibile, da allora.

Perché poi da lì è saltato in aria tutto, anche l’illusoria convinzione che avevamo al tempo, quella che esistesse una controparte normale. E invece l’opposizione istituzionale a Berlusconi è stata l’incredibile spalla di una situazione che, vista da fuori, pareva ed era oggettivamente folle, assurda, inspiegabile, e invece qui veniva normalizzata, resa reale dall’accettazione pedissequa di qualsiasi cosa.

Un’opposizione ridicola e insulsa, che si è concentrata su un moralismo stucchevole senza mai vedere davvero il macroscopico orrore di un maschilismo coccolato e reso sistema, istituzionalizzato a reti unificate; che ha strillato per ogni uscita infelice e barzelletta schifosa senza mai entrare nel merito, in un paese che si sgretolava dentro e fuori.

Sarebbe dovuta finire subito lì, con quel macroscopico conflitto di interessi di un uomo che possedeva un impero finanziario fatto – anche – di reti televisive. E invece no, in qualche modo un intero paese si è piegato alle manipolazioni della realtà e alla prospettiva illusoria di una ricchezza che sarebbe stata trasmessa a chiunque, in questa eterna convinzione, così tipicamente italiana, di essere quelli furbi della nidiata, quelli che avrebbero saputo trarne profitto.

Macerie su macerie, costruite su fondamenta marce, accordi con la mafia fatti alla luce del sole e cancellati con abili giochi di specchi. E poi il vittimismo, eterno e plumbeo come una condanna a morte: quella roba da narcisisti patologici e – ancora – manipolatori subdoli.

Tutte quelle volte che abbiamo detto: ma un evasore fiscale, ma uno pesantemente sospettato di essere il mandante di alcune stragi, ma uno che non ha mai saputo spiegare bene da dove gli sono arrivati i soldi, ma uno che dice cose così sulle donne, ma uno di cui è stata riconosciuta la naturale capacità di delinquere non può rappresentare il paese. E tutte le risposte, sempre: anche gli altri lo fanno.

Tutti colpevoli, tutti innocenti, in un pastone disgustoso che ha distrutto le nostre capacità di ragionare, di discutere, di confrontarsi sui fatti e sui concetti.

Berlusconi ha preso il peggio di noi e l’ha fatto risuonare forte e chiaro, scatenando odio, pulsioni infantili e sadiche, disprezzo, rivalsa. Molte, moltissime giornate di Sodoma che hanno visto un’esplosione reale e terrificante durante il G8 di Genova, che così tante persone hanno rimosso; quando i carnefici di Bolzaneto sbattevano contro i muri le persone lì tenute illegalmente, dicendo testualmente “tanto con Berlusconi possiamo fare quello che vogliamo” (è verità processuale, accertata e anche lei dimenticata, come tutto, come sempre). Tutte le emozioni più lugubri, persino la rabbia e il divertimento declinati al nero, resi sterili e inutilizzabili.

È finita la sua vicenda terrena, ma non finisce sicuramente qui la sua influenza e quello che ha fatto ai nostri cervelli. Perché purtroppo è vero, ogni relazione patologica ha un carnefice e una vittima, ma il loro legame è il segnale di un malessere che appartiene a entrambi. Un malessere profondo, nero, denso di fantasmi del passato, di sentori da caserma, di violenza; il male oscuro di questo paese.

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