di Antonio Paolacci

La questione non è tanto se si sapesse dov’era e se potevano arrestarlo prima. Ragionare di questo dettaglio significa partire dai presupposti sbagliati.
Si presuppone cioè che viviamo in uno Stato che lotta contro la mafia cercando di arrestare i boss, cosa che a sua volta si fonda su una logica tipo guardie-e-ladri che, se parliamo di mafia in Italia, è piuttosto ingenua.
La vera lotta alla mafia dovrebbe fondarsi anzitutto sulla ricerca dei grossi interessi economici e politici alla base dell’economia e del potere vero in Italia. Dovrebbe trovare e bloccare legami, connessioni, giochi d’affari tra mafie, persone delle istituzioni e una certa imprenditoria, tirando giù praticamente tutto un sistema.
Se Falcone e Borsellino ci hanno insegnato qualcosa, è che qui non parliamo di arrestare quattro delinquenti spietati che fanno crimini fuori dal sistema politico ed economico, arrestati i quali siamo a posto.
All’inizio degli anni Novanta, con un nodo cruciale nel ‘92/‘93, in Italia c’è stata una gigantesca svolta storica, nella quale si incrociano eventi criminali e politici. Non è dietrologia, ma Storia. E – se pure la volete considerare passata – non potete negare che il presente e il futuro si possono capire solo conoscendola.
E per conoscerla non serve altro che informarsi. Perché alla fine questo Paese non è davvero misterioso: la sua storia non è veramente occulta: esistono semmai molti segreti, ma parecchi sono pure di Pulcinella.
Molte verità sono taciute – perché in assenza di condanne legali si rischiano querele, tra l’altro – ma risapute, e non solo dagli addetti ai lavori.
Sia chiaro: questo discorso nulla toglie al merito delle persone che davvero lottano contro le mafie, membri delle istituzioni che fanno bene a festeggiare oggi, ma che – come ci insegna la Storia – lottano spesso proprio contro le stesse istituzioni.
Se però si collegano i puntini, se si pensa a come è stato governato il Paese da quando è morto Borsellino a oggi, se si guarda a come siamo finiti – sia a livello nazionale che locale -, non possiamo concederci l’ingenuità di parlare di “grande vittoria dello Stato”.
Per non dire della presunta “vittoria del governo”, che vabbè, quella fa sghignazzare pure il pollame.
Lascia un commento